Località Cillandra  
Via Lucifero n.2,89832 Acquaro(VV)  
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NOTIZIE STORICHE

LE ORIGINI DI ACQUARO

Caratteristica essenziale di Acquaro è la sua posizione, arroccato dentro una valle tra la collina di Malamotta con il suo pino secolare e le sue leggende sui briganti, tagliato dal suo bel fiume Amello, primaria e storica fonte di vita per Acquaro. Il nome del paese è dovuto molto probabilmente alla vicinanza dell'acqua; infatti la parte più antica del centro, era denominata Poteja, nome di derivazione greca, che significa luogo dove scorre l'acqua. Successivamente i Romani sostituirono il nome greco con Aquarium, cioè zona con abbondante acqua; con il passare del tempo, venne in ultimo denominato Acquaro. Sorto come casale di Arena, ne seguì le vicende fin dal periodo normanno, quando venne infeudato alla famiglia Conclubert che lo tenne fino al 1678. Passò quindi, per successione femminile, agli Acquaviva d'Aragona e dal 1694 appartenne ai Caracciolo di Gioiosa.
I terremoti del 1659 e del 1783 distrussero quasi interamente l'abitato. Tenacemente borbonico al tempo della Repubblica Partenopea, fu incluso nel cantone di Seminara. Con l'ordinamento disposto dai Francesi nel 1806 venne compreso nel cosiddetto governo di Soriano. La legge del 1811 ne faceva un Comune comprendente i villaggi di Limpidi e Semiatori. I villaggi di Semiatori, Bracciara, Potami, Pronia, a causa di frequenti terremoti e del fenomeno del briganatggio, cominciarono ad essere abbandonati dagli abitanti, dei quali una parte si stabilì in Acquaro. La successiva legge Borbonica del 1816 ribadiva quella precedente.
Gravi danni subì a seguito dell'alluvione del 1885 e del terremoto del 1905. Nel 1928 gli veniva aggregato il Comune di Dasà, che l'anno successivo ritornava autonomo. Nel 1929 fu costituito Comune autonomo. Il paese, dalle caratteristiche viuzze, conserva tracce del vecchio abitato.

LE ORIGINI DI VIBO VALENTIA E DELLA CALABRIA

 

LE ORIGINI DI VIBO VALENTIA

Centro di origine italica, secondo gli storici viene identificata con l'antica Hipponion, colonia della Magna Graecia. Divenuta città satellite della potente Locri , in breve tempo consolidò la propria forza commerciale, le proprie capacità militari, fino ad essere temuta dalle vicine popolazioni. In questo periodo decise di cambiare alleato e accettò la protezione di Gerone, tiranno di Siracusa. La conseguente guerra contro Locri la vide vincitrice nel 442 a.C. e, successivamente, riuscì a sconfiggere anche Siracusa durante la battaglia dell'Elleporo (Elleporo: Antico nome di un fiume della Calabria, corrispondente forse all’odierno Stialaro, sulle cui rive fu combattuta nel 389-388 a.C. la battaglia tra Dioniso I, tiranno di Siracusa, alleato con i Lucani, e l’esercito della Lega italiota sotto il comando di Eloride, fuoriuscito siracusano che fu sanguinosamente sconfitto). L'affronto provocò l'ira del vecchio Dionisio che, a distanza di un anno, assalì la città distruggendola. Ricostruita dai Saraceni, fu oggetto di contesa dei Greci e dei Bruzi fino ad essere considerata Municipo Romano con il nome di Valentia, nonostante venisse chiamata Viba, appellativo di origine italico. La rinascita economica avvenne in epoca Imperiale e con i Bizantini divenne un punto strategico per tutta la Calabria. Distrutta da molteplici incursioni Saracene (850 e 983), viene ricostruita sotto la dominazione dei Normanni e, ribattezzata Monteleone , e cominciò a guadagnarsi la giusta fama di centro culturale alla quale mai rinunciò e che le valse da ulteriore prestigio durante il decennio napoleonico, quando si arricchì di nuovi edifici e raggiunse 20.000 abitanti.

Nel 1799 Monteleone, insieme ad altre città calabresi, decise di partecipare al tentativo di costruire la Repubblica Partenopea; grazie a Gioacchino Murat, divenne Capoluogo della Calabria e Quartiere Generale delle truppe che si erano stabilite nella Regione. La gratitudine che dimostrarono a Re Gioacchino rese i Monteleonesi invisi ai Borboni i quali, tornati a regnare, gli tolsero l'accesso ai pubblici impieghi. Il 27 agosto del 1860 accolse la spedizione garibaldina in marcia per Napoli. Nel 1928 venne denominata Vibo Valentia. Oggi, capoluogo della Provincia omonima istituita nel 1992, è un fiorente centro con solide basi in un'agricoltura avanzata e produttiva e con un importante porto commerciale e turistico.

LE ORIGINI DELLA CALABRIA: Diversi sono i documenti esistenti in Calabria che possono provare la presenza dell'uomo in questa regione fin dalla preistoria. Le tracce del suo passato non sono state cancellate nè dagli eventi naturali come i terremoti, nè dagli eventi provocati dagli uomini. Un primo documento della presenza dell'uomo è del periodo neandertaliano (300.000 - 600.000 anni fa).
Qualcuno sostiene che la Calabria sia entrata nella storia del mondo con l'arrivo dei primi coloni greci (sec.VIII a.C.). In effetti la fondazione di Locri, Crotone, Sibari, Reggio, Caulonia e di tante altre colonie minori sulla costa tirrenica, segnò il fiorire di una grande civiltà i cui i reperti, preziosi e numerosi si conservano su tutto il territorio e in vari musei, specie in quello di Reggio Calabria.
La dominazione romana non ha lasciato grandi segni della sua presenza. Ricordano la dominazione romana alcune necropoli, molti resti di ville e molti reperti sparsi nei musei.
I Bizantini hanno lasciato tracce profonde nella cultura calabrese, specie lungo la costa jonica. Questo periodo ha lasciato impronte indelebili in centri come Rossano, Santa Severina e Stilo, dove si custodiscono veri tesori d'arte e di architetture.
Fin dai secc. VI e VII è iniziato verso la Calabria l'arrivo dei monaci Basiliani provenienti dall'Asia Minore per sfuggire alle persecuzioni. Questi monaci hanno il merito di aver salvato dalla distruzione codici, immagini sacre, opere d'arte e di aver conservato la tradizione greco-bizantina. Spesso essi vivevano in grotte anche per motivi di sicurezza.
Le incursioni arabe hanno costretto le popolazioni a rifugiarsi sempre più verso l'interno. Per potersi meglio difendere dai numerosi attacchi degli arabi, fu eretto un sistema di torri costiere da avvistamento.
Verso l'anno Mille si registra in Calabria la presenza dei Normanni e quindi di conseguenza si è passati dalla tradizione greca a quella latina. Inizia in questo perido il feudalesimo che proseguirà con gli Angioini.
Il terremoto del 1783 ha attirato l'attenzione sulla Calabria, ma ormai la gloriosa epoca della Magna Graecia è solo un ricordo.
Storie diverse che hanno segnato questa terra ricca di sapori e di colori che merita sempre di più di essere riscoperta e apprezzata.

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